La psicologa dice di sè:  "Le esperienze fatte durante i cinque anni universitari e approfondite durante l’anno di tirocinio, la partecipazione a master e percorsi specifici hanno accresciuto il mio interesse per la clinica e per l’ambito psicoterapeutico, favorendo, inoltre, la maturazione e la presa di consapevolezza dell’esigenza interna di un percorso analitico personale ad orientamento junghiano, sentito già da allora come particolarmente sintonico con le parti più profonde del mio essere e con la “ricerca” spirituale ed interiore iniziata in maniera attiva nel periodo immediatamente precedente tale scelta.


Uno degli aspetti per me maggiormente interessanti della psicologia analitica junghiana, rispetto ad altri approcci, spesso riduttivamente intrapsichici, è costituito dalla finalità terapeutica progressiva e non regressiva perseguita e dall’approccio epistemologico non causalistico, ma teleologico, in armonia con l’esigenza più profonda di ogni individuo, in continua evoluzione, di ricerca di una maggiore completezza e di nuovi equilibri, sempre teso verso stati sempre più elevati dell’essere."
 


Le teorie junghiane

"L’approccio analitico di tipo junghiano, secondo il mio vissuto, slatentizza e catalizza il risveglio delle parti spirituali della psiche, in un processo incessante, ambiziosamente anelante alla realizzazione del sé. Esso, dischiudendo nuove possibilità d’esistenza, dissipando difese e resistenze, favorendo il transito attraverso la sperimentazione di uno stato fisiologico di dipendenza e la dissoluzione e nuove integrazioni di parti sé, attiva ulteriori possibilità generative che orientano verso i livelli più elevati dell’anima: il soggetto, così, assistendo alla manifestazione ed alla nascita ininterrotta di immagini interioiri che attivano la circolazione di inedite energie e di ulteriori mete spirituali, si sente continuammente trasformato da questo processo alchemico.

 
Ora rigenerante, ora dolorosa, l’esperienza analitica, nella complessa ricerca della mia “unicità”, passando attraverso l’integrazione dello stereotipato background culturale originario, dei vicoli interiori di cui ero portatrice e favorendo la sana convivenza con le naturali contraddizioni, ha costituito un fertile strumento per conoscere e “diventare” me stessa e per il mio lavoro clinico in ambito sia individuale che gruppale".


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